Call of Duty : Black Ops
Written by lemonyCall of Duty: Black Ops ci riconduce a uno dei periodi più tesi e intensi dei moderni conflitti su scala globale; non è dunque solo il Vietnam l'ambientazione del gioco, ma lo è anche insieme a tutta una serie di scenari sparsi per il globo (come da tradizione della serie, del resto) che promettono subito varietà e che sono tutti uniti da un unico intrigante filo conduttore: la Guerra Fredda.

Ma c'è di più: mentre nei passati Call of Duty, compreso l'ultimo Modern Warfare 2, abbiamo rivestito i panni di figure di svariati livelli e specializzazioni nella scala gerarchia militare, in Call of Duty: Black Ops entriamo dalla porta principale in quel mondo sotterrano e limitrofo ad organizzazioni di spionaggio come la C.I.A. dove a combattere sul campo sono elite americane super-scelte, protagoniste di missioni cruciali e così segrete da non essere note neanche a moltissimi degli addetti ai lavori. In un certo senso Call of Duty: Black Ops è il trait d'union fra la serie classica ambientata negli anni della Seconda Guerra Mondiale e quella contemporanea rappresentata da Call of Duty 4: Modern Warfare e Call of Duty: Modern Warfare 2, anche se è già chiaro fin d'ora che il feeling di fondo sarà molto più spostato verso gli episodi “moderni”, grazie anche al fatto che i corpi speciali delle Black Ops hanno sempre goduto sul campo dei più avveniristici armamenti ben prima che divenissero strumenti bellici prodotti su larga scala per gli eserciti.
Siamo in piena Guerra Fredda negli anni sessanta e l'inizio è di quelli inattesi, sorprendenti, in perfetto stile Call of Duty... Tutto comincia in una base aeronautica americana ai piedi della scaletta di un Lockheed SR-71, aereo costosissimo e iper-tecnologico per i tempi (ma ancor oggi insuperato in diversi ambiti) destinato a ricognizioni ad altissima quota, quasi due volte e mezzo rispetto a quella massima per un modello di linea, fatto che giustifica la tuta simile a quella di un astronauta con cui è bardato il nostro alter ego. Un volta salito al posto del pilota, decollato e raggiunta una posizione elevatissima, si punta verso i cieli dell'Unione Sovietica, sopra gli Urali imbiancati da una spessa coltre di neve. A terra, già sul posto, c'è la nostra squadra di soldati sceltissimi americani e, da migliaia di metri sopra la loro testa, mediante una sorta di visore termico il giocatore/pilota deve introdurli alla loro missione, mettendoli al riparo da assalti nemici che altrimenti dal suolo non potrebbero individuare: il tutto dura un paio di minuti e si svolge comandando il movimento della squadra come in uno strategico estremamente semplificato, ma non v'è dubbio che, come già detto, l'incipit sia di quelli che colpiscono nel segno.
A questo punto l'azione cambia completamente di prospettiva e s'incarna, come sempre in prima persona, in Hudson, uno dei soldati scelti della squadra che fino a poco fa comandavamo da decine di migliaia di metri più in alto. La prima arma che impugniamo è una balestra: tecnologia antica ma efficacia assai moderna, dato che ci permette di infiltrarci silenziosamente mettendo al tappeto un nemico dopo l'altro, dardo dopo dardo.
Il compito è abbastanza agevole anche perché la balestra è dotata di un mirino telescopico a più livelli di zoom, che consente di prendere la mira con grande precisione. Già da ora intuiamo comunque che non si tratta di un'arma banale nell'utilizzo: il lungo tempo di ricarica, da un dardo all'altro, la rende pericolosa nell'uso se stiamo puntando a un gruppo di nemici: ucciso il primo, gli altri si accorgeranno della nostra presenza. Da notare che quest'arma cambia completamente feeling e modalità di impiego se si mandano in scena i dardi esplosivi (visibili anche in una scena del trailer esteso diffuso di recente): addio però a ogni velleità stealth, in questo caso...
Giunti nei pressi di un profondissimo strapiombo, che si affaccia sopra un'installazione militare sovietica con tanto di radar da sabotare, la nostra squadra si aggancia a un parapetto e si cala lungo la parete di roccia e neve dando il via a una fase molto adrenalinica: a proposito di significati non immediatamente percepibili, in questo passaggio leggiamo un messaggio a Infinity Ward, già autrice della celebre scalata alla parete ghiacciata di Modern Warfare 2 (vero fiore all'occhiello della presentazione del gioco all'E3 dello scorso anno). In questo caso Treyarch sembra riaffermare di essere altrettanto – se non ancor più - capace di mettere in scena situazioni estreme e cariche di spettacolarità.
L'azione prosegue poi fra la discesa di scale metalliche ghiacciate, avversari che volano giù dai parapetti dopo averli presi con apposita mossa ravvicinata, l'utilizzo di coltelli da lancio per mettere KO nemici silenziosamente e l'uso di quello che ha tutta l'aria di essere l'antesignano del mitragliatore con mirino telescopico di cui si fa largo utilizzo in Modern Warfare 2. In effetti tutto il livello sembra volersi confrontare con Modern Warfare 2 e dobbiamo dire che per qualità visiva, particolari messi in campo (splendida la neve che che incrosta i vestiti), scelta delle luci e rendering dell'immagine Treyarch esce a testa alta dall'ipotetico confronto. Anche a livello di regia ci sono diversi momenti topici: pensiamo a quello (anch'esso apparso trailer) in cui dopo l'ultima mandata di fune i soldati irrompono all'interno dell'installazione russa da un'ampia vetrata, o alla sequenza clou con cui si conclude il livello, un salto nel vuoto.

In questa prima fase, l'azione, anche per i contorni estetici dove domina il bianco, ci pare quasi quella di un'operazione di sabotaggio e sterilizzazione, tutto sommato circospetta e non troppo irruenta, il volto di Call of Duty: Black Ops cambia completamente nella missione denominata Slaughterhouse, ambientata a Hue City in Vietnam: qui il contesto è urbano, quello di una città completamente devastata. Anche in questo caso il concitato ingresso in scena del protagonista di turno, Mason, si è già aggiudicato un posto nel recente trailer: neanche il tempo di calarci dall'elicottero che sorvola il campo di battaglia che questo viene abbattuto e come delle marionette veniamo scagliati all'interno di un palazzo, smangiato, distrutto, squarciato e in fiamme, proprio come ciò che c'è all'esterno. Un inferno dentro un inferno. Qui entra in gioco un'arma non convenzionale, il fucile a pompa SPAS-12 caricato con Dragon Breath, ossia proiettili incendiari pirotecnici che fanno decisamente male, ai nemici e alle cose. Questa fase è caratterizzata da un ritmo che dire “opposto” rispetto a WMD è usare un pallido eufemismo: sinceramente non pensiamo di aver mai visto sparare così tanti proiettili di ogni tipo, in uno spazio limitato e in così poco tempo come in questo scorcio di Hue City in Call of Duty: Black Ops.

Fra le azioni peculiari di questa missione, che prosegue dentro e fuori dagli edifici nella città infestata di soldati e di carri armati, figura anche la possibilità di marcare uno specifico luogo (un edificio nello spezzone visto) richiamando poi un elicottero pronto a scatenare sulla zona indicata un volume di fuoco impressionante. A livello tecnologico questa missione mostra una volta ancora, dopo World at War, quanto Treyarch sia a proprio agio nella creazione a schermo di fiamme (incredibilmente realistiche ed efficaci nel loro manifestarsi), fumo ed esplosioni.
Multiplayer Call of Duty Black Ops
Written by lemonySi è concluso da poche ore l'evento tenutosi al California Science Centre di Los Angeles con cui Activision e Treyarch hanno finalmente svelato i dettagli della componente multiplayer dell'ormai imminente Call of Duty: Black Ops. Un appuntamento organizzato in pompa magna, che ha praticamente monopolizzato l'intero CSC, tra gigantografie dedicate al gioco, sezioni del complesso ribattezzate a tema e avvolte da una spessa coltre di nebbia artificiale, attorno a cui aleggiava un tappeto sonoro che rimandava alla cupezza che sembra contraddistinguere questo episodio. Giusto per non farsi mancare niente, c'era anche un aereo militare d'epoca piazzato all'entrata, a dare il benvenuto ai circa 200 giornalisti accorsi da tutto il mondo per l'occasione, che si sono anche guadagnati la possibilità di fare un primo giro di ricognizione armi in mano.
LA GUERRA? UNA FACCENDA COMPETITIVA
A dividersi il palco del cinema IMAX in cui si è svolta la prima parte dell'evento, dedicata alla presentazione del gioco, sono stati Daniel Suarez, Mark Lamia e Dan Bunting, rispettivamente Executive Producer, Studio Head e Online Director di Treyarch. Partendo da quella che appare chiaramente la solida e versatile base di Call of Duty: Modern Warfare 2, Call of Duty: Black Ops cercherà di dare il suo apporto all'evoluzione di una componente così importante per il successo straordinario della serie attraverso una filosofia riassumibile in tre concetti: competizione, personalizzazione e creazione.
Sul primo fronte si cercherà di dare nuovo impulso alla formula già apprezzata da milioni di giocatori introducendo nuove armi, perk e killstreak con cui fronteggiare il nemico. Ma non solo. A schermo viene infatti proiettata quella che appare come una normale partita Team Deathmatch, se non fosse che il protagonista stava affrontando dei bot. Debutta così Combat Training, una modalità grazie a cui si può fare pratica, da soli o in compagnia di amici. Il primo modo di impiego, oltre che ai perfezionisti, si rivolge a quelli per cui Call of Duty è sostanzialmente campagna single player, che il multiplayer l'hanno assaggiato giusto il tempo di venire tritati come carne da macello (ovviamente in quella situazione si sono trovati davanti la Tempesta Infinita,E.S.) o che addirittura non l'hanno mai provato. E come ci fanno presente i ragazzi di Treyarch non sono pochi: “circa il 60% degli acquirenti del gioco”, hanno fatto sapere Lamia e Bunting. La possibilità di lottare contro soldati controllati dalla CPU assieme a compagni in carne e ossa, invece, è chiaramente uno strumento molto utile ai giocatori assidui o ai membri di un clan che intendono fare pratica, sia globale che su aspetti specifici. Insomma, una novità al tempo stesso “noob” e "pro-friendly".

LA GUERRA? UNA FACCENDA DI DANARO
Sul fronte della personalizzazione, va segnalato innanzitutto che per la prima volta nella serie il modello del proprio soldato appare su schermo, mentre se ne determinano le caratteristiche, che vengono influenzate innanzitutto dai perk di classe 1, i quali definiscono tanto l'estetica che la categoria generale di destinazione (assalto, cecchino e così via) e il range di perk di secondo e terzo livello selezionabili.
La classica meccanica di avanzamento introdotta da Call of Duty: Modern Warfare è ancora lì, ma viene affiancata da un elemento che la rende più malleabile: l'introduzione del danaro. Ogni partita oltre ai classici punti esperienza dona infatti dei CoDpoints, la valuta corrente del gioco, grazie a cui è possibile acquistare, ad esempio, un'arma specifica, senza dover aspettare necessariamente di raggiungere il livello previsto per il suo sblocco. Ai CoDpoints sono legati anche i Contratti, simili alle già conosciute Sfide, che vanno però selezionati uno alla volta da un'apposita pannellata, dove sono suddivisi in tre categorie: Mercenary (legati alle uccisioni), Operation (relativi alla frequentazione di determinate modalità o ai risultati ottenuti col gioco di squadra) e Special (che vengono soddisfatti da prove di abilità specifiche, come gli headhost o l'impiego di particolari armi). Un'altra caratteristica che distingue i Contratti dalle Sfide è il fatto che hanno una scadenza, per cui una volta accettati vanno onorati entro un determinato lasso di tempo. Grazie alle variazioni nell'iter di crescita del proprio personaggio offerta dal danaro, Treyarch vuole anche dare un senso compiuto ai giri di Prestigio, che secondo il feedback ricevuto da molti utenti finivano per essere delle corse un po' fini a sé stesse verso l'emblema più pregiato possibile: limitando il livello massimo raggiungibile (fissato a 50, ma è ancora una cifra in fase di determinazione) e dando la possibilità ai giocatori di gestirsi più ampiamente lo spettro delle armi e degli accessori sbloccabili, ogni giro di Prestigio dovrebbe, nelle intenzioni, rappresentare un iter più “sentito”.
Ma non finisce qui: i CoDPoints sono anche al centro di una nuova serie di modalità, chiamate Wager Match. Si tratta di partite Free For All proposte in quattro declinazioni differenti: One in the Chamber, Sticks and Stone, Gun Game e Sharp Shooter. Nella prima si uccide con un solo colpo e si dispone di soli tre rientri, dotando le partite di una certa tensione e una forte anima “survival”. In Sticks and Stone ci si deve trasformare in specialisti della guerra “vintage”, dato che si è armati unicamente di balestra, coltello balistico e tomahawk (sì, esatto, un'ascia da indiani). I Gun Game hanno invece un'anima “progressiva”: si inizia con una pistola e man mano che si uccidono avversari si ottengono armi sempre più potenti, col rischio però di perderle secondo vari criteri (un'infamante uccisione di coltello comporta senza appello il ripristino della dotazione di partenza). Uno spirito ancora più arcade permea infine Sharp Shooter, nella quale più si è precisi e più si ottengono bonus di soldi e moltiplicatori.
Tutte e quattro le modalità sono accomunate dal fatto che i partecipanti devono scommettere del danaro, con il montepremi che viene diviso unicamente tra i primi tre classificati.

LA GUERRA? UNA FACCENDA PERSONALE
La personalizzazione è un leitmotiv del multiplayer di Call of Duty: Black Ops già dai biglietti da visita. Anziché addobbarsi con degli emblemi sbloccabili, il prossimo capitolo della serie invita a crearsene uno ex-novo, in maniera simile alla serie di Halo, combinando un'immagine con uno sfondo a più strati e colori. Notevoli sembrano le possibilità offerte: durante la presentazione è stata presa la sagoma di un cavallo, che poteva essere specchiata, zoomata o tagliata a piacimento. Non solo, nell'ilarità generale alle zampe del quadrupede sono stati applicati dei candelotti di dinamite, illustrando la possibilità di combinare tra loro più immagini “primarie”.
La customizzazione la farà da padrona anche sul campo di battaglia, ovviamente, dove citando liberamente la celebre frase di Full Metal Jacket “questo è il mio fucile...” si è voluto introdurre il discorso relativo alle armi, che a parte molte più skin acquistabili tramite CoDPoints ora possono essere modificate esteticamente anche in altre maniere. Per rendere l'idea, già anche il solo red hot può essere scelto attraverso una ricca combinazione di forme e colorazioni.
Completa la lista delle novità principali la modalità Theater, anticipata alla fine del teaser multiplayer rilasciato qualche settimana fa. Anche qui Halo sembra essere stato un grande maestro, visto che sarà possibile riguardare una qualsiasi delle ultime 100 partite disputate negli ultimi sette giorni, attraverso un tool che permette di gestirsi agilmente timing e angoli di ripresa, prendere immagini o tagliare e montare clip, per poi condividere le proprie imprese con tutta la comunità attraverso apposite opzioni di sharing.

LA GUERRA? UNA FACCENDA TUTTA DA GIOCARE
Le prime tre mappe viste e giocate sono : Summit, Launch e Cracked.
Summit è ambientata in un'installazione militare situata in cima a un monte, con una planimetria irregolare che ne segue il profilo e si caratterizza per un resa della neve, tanto come agente atmosferico che come rivestimento del suolo, una spanna bella abbondante rispetto a quella delle mappe dal tema analogo viste in Modern Warfare 2. Resa già famosa dal già citato teaser, Launch è collocata ai piedi della piattaforma di lancio di un missile, la cui partenza oltre che un notevole impatto scenografico fornisce pure un elemento di potenziale distrazione da non sottovalutare. Craked, infine, è una mappa urbana che ricorda parecchio Invasion, ma con un maggior concentrato di devastazione, che rende quindi più “sfumata” l'alternanza tra interni e strade, baciata da una calda e suggestiva illuminazione dal sapore autunnale.
Le classi preimpostate sono cinque: SMG, CQB, Assault, LMG e Sniper. La prima, veloce e scattante, ha in dotazione una MP5K che ci è sembrata tendere a “scodare” meno della sua omonima di Modern Warfare 2. Il fatto che il Close Quarter Battle abbia come prima scelta un fucile Olimpia conferma le voci circolanti già da qualche tempo: in Black Ops i fucili sono tornati ad essere unicamente armi primarie. Assault gira con M16 e ASP, mentre il Light Machine Gunner oltre a una H-21 dispone di un lanciarazzi. Lo Sniper infine ha in dotazione un Dragunov, fucile da cecchino molto amato nel primo Modern Warfare, a cui è abbinata una pistola Makarov.
La selezione delle armi per il secondo slot si pone a metà strada tra l'orientamento dei due Modern Warfare: come armi secondarie ora si possono scegliere pistole, lanciarazzi o i cosiddetti “special”. Decisamente più vasta, invece, la dotazione di equipaggiamenti, ora raggruppati in tre categorie (Lethal, Tactical ed Equipment), che a fianco delle solite granate a frammentazione, C4, semtex, flash bang e granate fumogene annoverano granate a gas, alcune definite “concussion” (che rallentano e disorientano il nemico) e decoy (dall'effetto stimolante). Quanto alle armi da lancio: la balestra occupa uno slot primario, i coltelli a molla rientrano tra gli special, mentre le asce da lancio rientrano tra gli equipaggiamenti.
Durante la nostra sessione di gioco non abbiamo notato nuovi perk, quanto piuttosto una riorganizzazione di specialità già conosciute, talvolta limitata a un semplice cambio di nome (Bling, ovvero la possibilità di usare due accessori per arma, è ora conosciuto come Warlord). Diverso invece il discorso Killstreak: al di là dello Spy Plane, che fa sostanzialmente il lavoro dell'UAV, e del suo opposto, abbiamo visto in azione la RC-XD, ovvero la macchinina radiocomandata esplosiva, il Mortar Team, un bombardamento aereo focalizzato su tre punti della mappa, e la possibilità di erigere una postazione antiaerea. Il famigerato Akimbo è ancora lì, ma stante quel che ci hanno detto i ragazzi di Treyarch è limitato a una rosa di armi più ristretta.
Considerazioni:
L'impressione è più che ottima: chi ha lasciato Treyarch con World at War oltre a un'ambientazione radicalmente diversa troverà una formula di gioco diverse spanne più pulita, solida ed elastica. Chi viene invece da Modern Warfare 2 si ritroverà per le mani un titolo che sembra vantare un livello di rifinitura assolutamente paragonabile, declinato attraverso una formula dai svariati risvolti inediti. Insomma Black Ops si sta scrivendo un ruolo importante nell’ambito multiplayer non da sottovalutare… mi sono venute le lacrime agli occhi quando ho letto del training con il cpu,siamo su altri livelli.
Speriamo che le nostre speranze non vengano infrante…
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